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La prima analisi – aggiornata al 13 febbraio – della nuova stagione attraverso il report turistico-territoriale dell’Isnart (Istituto nazionale ricerche turistiche) per Unioncamere Puglia.

La stagione turistica rischia di partire in ritardo. È quanto emerge dal report di analisi turistico-territoriale, presentato nel corso di un webinar con imprese e stakeholder per la gestione della crisi e della ripartenza, messo a punto da Isnart (Istituto nazionale ricerche turistiche) per Unioncamere Puglia.

Un report che rappresenta una miniera di dati sull’andamento del settore in questi due anni di pandemia, ma che – come detto – azzarda anche delle previsioni sulla stagione turistica di quest’anno. “Osservando i dati sulle prenotazioni negli alloggi privati per i primi mesi del 2022 – si legge nel documento – emerge un calo rispetto allo stesso periodo del 2021, quando il mercato parallelo degli affitti brevi aveva beneficiato della tendenza a soggiornare in località turistiche lavorando in modalità smartworking. Per la Puglia si registra un -52,8% di prenotazioni per il mercato degli alloggi privati a febbraio rispetto al 2021, -62,9% a marzo, -57,7% ad aprile, -42,7% a maggio, in controtendenza rispetto all’andamento nazionale”.

Ma non mancano note positive: “Il trend delle ricerche svolte dagli italiani tramite Google, per prendere informazioni e organizzare le prossime vacanze in Puglia, mostra infatti una crescita rispetto allo scorso anno: le ricerche online tra inizio anno e metà febbraio sono più che raddoppiate, facendo prevedere una maggiore fiducia negli italiani sulla possibilità di andare in vacanza nei prossimi mesi”. Va detto però che l’analisi si ferma al 13 febbraio, dunque non considera l’impatto negativo che potrebbe essere causato dalle sanzioni europee dovute alla situazione in Ucraina che si ritorcono contro il nostro Paese.

Detto questo però gran parte del report si concentra sui fondamentali del settore turistico pugliese. Un settore che può contare su 35.501 imprese registrate al quarto trimestre 2021 (pari al 5,6% della filiera turistica nazionale) e più di 142mila unità (5,4% del totale nazionale). Le sole province di Bari e Lecce rappresentano il 60% dell’offerta turistica regionale in termini di imprese (Bari 36,4%; Lecce 23,8%) e oltre il 65% in termini di addetti (Bari 41,6%; Lecce 23,8%). Tra le componenti dell’offerta turistica le imprese di ristorazione rappresentano ben il 64% della filiera turistica regionale. Seguono le imprese di alloggio, che costituiscono il 12,4% della filiera turistica regionale. Il 12,1% sono le imprese inerenti le attività culturali e ricreative, il 6,5% le imprese di trasporto, e solo il 3,7% le agenzie di viaggi.

Altro grande capitolo del report è dedicato all’andamento delle stagioni turistiche nell’era Covid, dunque nel biennio 2020-21. Gli ottimi dati registrati nel mese di agosto dello scorso anno con il quasi tutto esaurito nelle camere d’albergo non bastano a compensare il calo di vendite degli altri mesi dell’anno: la Puglia registra una flessione di 7 punti percentuali nel tasso medio annuale di occupazione delle camere del 2021 rispetto al 2020 (Italia +14,2 punti percentuali). “Si delinea, dunque, un fenomeno di stagionalità ristretta che potrebbe creare una condizione di affollamento nella regione, con effetti non necessariamente positivi in termini di pressione turistica”.

Non solo, il 36,8% delle strutture, ha dichiarato problemi sull’organizzazione e gestione di possibili disdette, causa Covid. “Il dato, sensibilmente inferiore alla media nazionale (pari al 48,5%) riflette la caratteristica delle prenotazioni last minute che hanno interessato maggiormente le località pugliesi rispetto ad altre mete turistiche come, ad esempio, le grandi città d’arte. Quasi il 34% delle strutture, inoltre, ha dichiarato di aver incontrato difficoltà nel reperimento del personale stagionale (Italia 25,2%); problematica, questa, che assume un certo rilievo in relazione alle performance di vendite dei mesi di luglio e agosto. Diversi i dati che arrivano dalle prenotazioni degli alloggi privati nei quali si registra un trend in crescita rispetto al 2020. Trend che però sembra difficile confermare anche quest’anno.

In Puglia – fa notare il report – i turisti vengono principalmente per il mare (24,1 per cento). Segue la ricchezza del patrimonio artistico/monumentale (21,8%). Tra le altre: Il 14,5% dei turisti sceglie la Puglia per riposarsi, il 13,4% per lo shopping e il 9% per interessi gastronomici. Una diversificazione dell’offerta turistica che si riflette nei valori relativi alla spesa dei turisti. Al 2021, in Puglia, la spesa media giornaliera a persona sostenuta per l’alloggio è pari a 51 euro. Per le altre tipologie di spesa la media giornaliera a persona è pari a 67 euro. Entrambi i valori medi di spesa giornaliera a persona superano quelli fatti registrare nel 2019 (spesa media giornaliera alloggio 46 euro; altre spese 51 euro). Ma risultano inferiori rispetto a quelli registrati a livello nazionale pari a 57 euro a persona per l’alloggio e a 73 euro a persona per le altre tipologie di spesa.


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